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SEA: no ad un ulteriore svendita dei lavoratori

Non lasciamo spennare "la gallina dalle uova d'oro" perché questo produrrà altri peggioramenti per i lavoratori.

In questi giorni si parla di privatizzazione della SEA sul modo di effettuare la cessione delle azioni.

E' opinione comune, di maggioranza e di opposizione, che la privatizzazione dovrà essere fatta;
questa decisione è già stata presa nel 2001 con delibera e prevedeva la quotazione in borsa del
30% (qualche sindacalista confederale all'epoca sosteneva che con l'azionariato diffuso
avrebbero potuto guadagnarci anche i lavoratori).
Abbiamo poi visto che fine hanno fatto le azioni di Aem e quelle dell'Alitalia date ai lavoratori
(ultra svalutate nel giro di pochi mesi..)

In questi giorni abbiamo visto circolare a Palazzo Marino sparuti gruppetti di "sindacalisti SEA" spacciati come "presidio di lavoratori". Ma i lavoratori, " le masse dei lavoratori" non c'erano!

Non c'erano soprattutto i lavoratori della Sea Handling quella che ha ancora oggi il maggior numero di dipendenti, anche se gli organici si assottigliano sempre di più (quasi 1.000 in meno rispetto all'anno scorso) a scapito della qualità del servizio offerto e alle condizioni di vita degli addetti.

I lavoratori dell'handling: gli operai del piazzale, gli addetti al check-in, alla biglietteria, quelli che smistano i bagagli ecc. ormai espulsi dalla SEA che ha ceduto il ramo di attività a SEA Handling (una delle tante aziende controllate da SEA) non sembrano essere molto interessati a queste sceneggiate.

Eppure tutti sanno che al nuovo socio potrebbe essere data la possibilità di "scorporare attività considerate poco redditizie come Sea Handilng " e creare problemi occupazionali.

I lavoratori areoportuali hanno lottato strenuamente contro la divisione dell'azienda e sono stati raggirati da tutti quei sindacalisti che dicevano che si trattava di un'operazione inevitabile imposta dalla Leggi Europee, mentre noi abbiamo sempre sostenuto a ragione il contrario.

Ricordiamo che recentemente il Presidente della SEA, rispondendo ad uno di questi "ipocriti" sindacalisti (ora in pensione) che si mostrava preoccupato in caso di privatizzazione per la sorte della Sea Handling (oggi separata da Sea), ha dichiarato: "che si poteva optare per una forma di contabilità separata senza scorporare la società ma è stato meglio mettere le mani avanti ".

Fino ad oggi non c'è nessuna Legge che impone la divisione e non c'era neppure quando i sindacalisti confederali ed affini hanno firmato l'accordo che ha permesso il passaggio dei lavoratori da Sea a Sea Handling.

Questi lavoratori sono quelli che hanno il "know how" e che contribuiscono materialmente a far funzionare l'aeroporto e a far sì che venga garantita la "concessione governativa" senza la quale la Sea non esisterebbe.
Questi dipendenti sono quelli che hanno lavorato e che continuano a lavorare per compagnie aeree insolventi (i cui debiti sono STATI lasciati lievitare in modo vergognoso dal magament della SEA e tollerati dal Consiglio di Amministrazione che si giustifica dicendo di "avere doveri anche verso la collettività che vola"??!!) che hanno visto miliardi di lire andare in fumo nell'affaire Argentina o in buone uscite miliardarie ecc..

Gli "imprevisti" che ricadono pesantemente sull'utenza e sui lavoratori hanno spesso dimostrato come "manager" super pagati non siano in grado di prevedere cose ovvie.
Quali business plan credibili possiamo aspettarci da costoro?

Il bilancio roseo di SEA del 2004 del 53,1 milioni di euro indica che questi risultati sono stati ottenuti nonostante l'andamento economico di SEA Handling.

Nella relazione si dice: "Tale società, nonostante il significativo recupero di efficienza operativa ed il mantenimento di quota di mercato, ha registrato un risultato fortemente negativo, soprattutto a causa delle svalutazioni dei crediti. Le prospettive di recupero di SEA Handling nei prossimi anni restano difficili, anche in considerazione della crescente competitività del mercato dell'Handling"

Su questi lavoratori, sempre più bistrattati, pesa l'accordo sindacale del 2003, bocciato poi in massa dal referendum, perché devastante per le loro vite, ma fatto ingoiare man mano in pillole come ad esempio l'ultimo verbale d'accordo sui macro-turni.

Non è solo il caldo di luglio a non portare in piazza i lavoratori è soprattutto il fatto che i lavoratori sono ormai stufi e del tutto sfiduciati nei confronti dei sindacati (cgil-cisl-uil e affini) della maggioranza dei partiti, istituzioni.

Cub trasporti aeroportuali non ritiene che la gestione privata sia meglio di quella pubblica, non lo pensa neanche la maggioranza dei lavoratori perché intuisce che tutto avverrà sulla loro pelle.

Siamo convinti che con il privato le cose possono ancora molto peggiorare, l'abbiamo già visto in altri settori. Non ci aspettiamo niente di buono dal governo del sindaco Albertini, interessato solo ai profitti ottenuti con lo sfruttamento e la carenza di sicurezza e di servizi.

Abbiamo ancora la possibilità di reagire rialzando la testa togliendo la fiducia a chi fino ad oggi è stato corresponsabile di questa situazione organizzandoci nel sindacalismo di base come già avviene in numerose altre realtà lavorative.

Basta con delegati paracadutati dall'esterno, eleggiamo in modo democratico i nostri rappresentanti sindacali aziendali.

Passa dalla tua parte organizzati con alla CUB.

Milano 19/7/2005

Confederazione Unitaria di Base
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